Le mostre

NUDO MA NON CRUDO

Carolina Amoretti / Vania Comoretti / Marta Dell’Angelo / Zoè Gruni /Roberto Kusterle / Eva Petrič
Mostra di fotografia, disegno e pittura che affronta il tema del corpo attraverso il concetto di nudità occultata. Il nudo messo in scena nelle opere esposte dichiara la forza di una corporeità che svela la sua forma identitaria affinandola mediante la ricerca di una “seconda pelle”, sia essa pittura, tessuto, tela di sacco, piumaggio o, ancora, una pelle svelata all’ennesima potenza dalla messa in scena di rughe, vene, tendini. Nudo ma non crudo è la mostra che apre il percorso espositivo in castello per annunciare – attraverso la ricerca della bellezza nel dettaglio corporeo, nel gesto e nella postura, così come nella primordialità del rapporto uomo/natura radicata nella memoria collettiva - quel principio di travestimento che nella mostra Il corpo abitato conduce alla creazione di veri e propri personaggi.

IL CORPO ABITATO

Karin Andersen / Matteo Basilé / Michael Fliri / Daniele Indrigo / David LaChapelle / Lorena Matic / Eva Petrič / Alberto Quoco / Mustafa Sabbagh / Cindy Sherman / Debora Vrizzi
Questa mostra di fotografia presenta le opere di artisti per i quali l’immagine fotografica rappresenta l’ultima tappa di una progettualità certosina, fondata sulla ricerca e/o la produzione di abiti e costumi, sull’attento studio di make-up, acconciature e parrucche, gesti ed espressioni, scenografie e ambientazioni. Ne emerge uno studio complessivo sul corpo inteso come luogo da plasmare e ri-creare.
Un corpo, quello degli artisti invitati o di persone da loro scelte, che attraverso l’opera si fa abitare da individui diversi. Veri e propri personaggi, in qualche caso diversissimi gli uni dagli altri, nel lavoro di uno stesso artista, che così sperimenta e mette in scena la propria moltiplicazione identitaria giocando ruoli contrastanti relativi alla professione e alla propria collocazione nel sociale; che si catapulta nella letteratura e nei miti della cronaca, che ricostruisce in una quotidianità teatralizzata i vizi e le virtù o, ancora, che eleva la vita domestica a stra-ordinaria fiaba. Il corpo abitato mette in scena donne e uomini affascinanti, con tante storie da raccontare, mutanti a metà strada fra regno umano e animale, personaggi ordinari, teatrali e cinematografici, in cui costumi, trucchi e maschere indagano il concetto d’identità che rivendicano il proprio spazio sociale e psicologico.

IL CORPO POLIFONICO

Liceo Artistico Giovanni Sello di Udine
Indirizzo Audiovisivo Multimediale

Allestita nello stesso salone dell’esposizione intitolata Il corpo abitato, Il corpo polifonico è una “mostra nella mostra”, composta da quattro video disposti su due monitor, ideati e realizzati dagli studenti del quinto anno del Liceo Artistico Sello.
Con il supporto e la supervisione dei docenti e nell'ambito di una collaborazione con Maravee ormai collaudata, i ragazzi hanno elaborato un video per ogni artista performer intervenuto nell’ambito degli eventi per la serata inaugurale. Partendo da immagini fotografiche di scena, le identità mutanti di Claudia Contin Arlecchino, Drusilla Foer, Lorenza Franzoni e Rita Maffei, entrano così in mostra attraverso curiosi “ritratti animati” che si elevano a memoria della loro presenza scenica. Ogni video, che ricostruisce la poliedrica identità di questi intriganti personaggi attraverso la fresca interpretazione di giovanissimi autori, traccia il passo di quella molteplicità identitaria che caratterizza l'intera edizione di Maravee Corpus.

TRA/VESTIMENTO

Mittelmoda International Lab
Con questa mostra il trasformismo entra in scena nello stilismo di moda, presentando una selezione di capi dei finalisti al concorso Mittelmoda_the fashion award, promosso da Mittelmoda International Lab. Abiti che eccellono per creatività e originalità tanto da essere concepiti sostanzialmente per la “messa in scena” nell’ambito delle sfilate e che rifuggendo dalle puntuali esigenze di pratica portabilità, sconfinano nell’immaginazione spettacolare prefigurando veri e propri personaggi attraverso l’identità della veste.
Assolutamente in linea con il tema dell’intera rassegna, sono tutti ispirati alla trasfigurazione del corpo. Un corpo che dentro l’abito può allungarsi e snellirsi nella morbida distesa di veli, come nella veste di Nikolay Pachev; allungarsi, ma in soluzioni nervose e scattanti come propongono Jennifer Whitty e Susanne Stangl, che interpretano vene e terminazioni nervose, in quest’ultimo caso con un tessuto che premia il lato grezzo della corporeità materica. Un corpo, ancora, che può, invece, allargarsi a dismisura, con sottile e giocosa ironia, dentro l’abito-maglia di Antoine Peters. Un corpo che assapora il lato ludico della vita, passando dal concetto di maschera che occulta, come nella donna pensata da Margherita Pulsoni, a quello di veste che svela, come nelle sagomate trasparenze proposte da Ana Ines Piriz.
Emergono personaggi insoliti, dalla crocerossina postmoderna di Merav Rotary, vestita di garze e teli ospedalieri magistralmente virati in altro da sé, fino alla Mary Poppins contemporanea di Chika Ito e alla donna dalle rifrangenze caleidoscopiche di Puwanit Chetanananda. Personaggi che abitano lo spazio espositivo come giocose presenze fantomatiche, fra le quali passeggiare alla ricerca del proprio alter ego.

DIETRO LE QUINTE

Mostra di maschere per il corpo e costumi per il volto.
Claudia Contin Arlecchino e Giuseppina Maurizi
Questa mostra propone costumi realizzati per spettacoli di teatro e di danza e maschere costruite per la messa in scena di specifici personaggi. Costumi destinati al corpo, realizzati dalla costumista e scenografa viterbese Giuseppina Maurizi e maschere destinate al volto, realizzate dall’attrice autrice Claudia Contin Arlecchino, ma che nel complesso processo del trasformismo cambiano di segno, mutuando i costumi in vere e proprie maschere e le maschere in abiti per il volto. Destinati a specifici personaggi entro le narrazioni messe in scena, puntano l’attenzione sul ruolo del costume e della maschera nella costruzione dell’identità, in tal caso teatrale, quindi “caricata” di segni e messaggi ai quali concorrono le linee formali, le variazioni cromatiche e le proprietà dei tessuti per i costumi e del cuoio per le maschere.
L’attrice-autrice e artista visiva Claudia Contin Arlecchino espone calchi e maschere, per la prima volta anche quelle originali, che da anni utilizza per i propri spettacoli, nonché la nuova collezione di sculture, realizzata appositamente per Maravee. Unica attrice che in Europa costruisce da sé le proprie maschere, offre al pubblico la possibilità di capirne il complesso processo di costruzione.
Giuseppina Maurizi, costumista, scenografa e illustratrice, la cui operatività spazia dal cinema alla pubblicità al videoclip, è soprattutto lavorando per il teatro e la danza che sviluppa una ricerca tesa a cogliere l’essenza del personaggio. Una ricerca d’identità, la sua, che si condensa in un costume “emotivo”, in cui ogni scelta oltrepassa il semplice aspetto decorativo. Per Maravee Corpus ha creato due installazioni mettendo insieme bozzetti ed elementi di costume che raccontano un suggestivo viaggio attraverso il costume-pelle.

SCRITTO SULLA PELLE

Personale di Nicolai Lilin
Giovane scrittore russo trasferitosi in Italia nel 2004, noto autore del romanzo Educazione siberiana edito da Einaudi, da cui è stato tratto l’omonimo film diretto da Gabriele Salvatores, Nicolai Lilin si è distinto per aver fatto emergere il mondo del tatuaggio siberiano. Già presente in questa pubblicazione e nel film, è stato poi puntualizzato nel libro di racconti e immagini Storie sulla pelle del 2012 e, l’anno prima, nella fondazione, a Milano, del progetto culturale Kolima Contemporary Cutlure e, ancora, nel 2013, nell’apertura, a Solesino (PD), del laboratorio di disegno e tatuaggio denominato Marchiaturificio.
Scritto sulla pelle è la mostra che Maravee dedica all’universo del tatuaggio. Quello di Nicolai Lilin, perché affrontato nel recupero dei suoi significati ancestrali, radicati nell’antropologia, entro un percorso che offre una più consapevole chiave di lettura di un fenomeno dilagato sul fronte della moda. Considerando la pelle come una membrana somatica pronta a trasformarsi in velo o in veste attraverso un processo rituale che affonda nello svelamento dell’identità e nella costruzione dell’individuo sociale, l’esposizione mette in scena la ricerca segnica che il tatuaggio incide sul corpo per poi contaminare con i medesimi segni altre superfici legate alla corporeità. Dal tessuto dei capi d’abbigliamento all’oggettistica quotidiana, attraverso i quali il corpo si estende e si riconosce. Nel suggestivo allestimento ideato e diretto da Belinda De Vito, Scritto sulla pelle mette in scena la creatività poliedrica di Lilin, che dalla letteratura è approdata al cinema, dal disegno su carta al tatuaggio sulla pelle, per versarsi poi nell’universo della moda e del design.

Si ringrazia:
Yuri Scarpellini di Happiness, per la gentile concessione dei capi d’abbigliamento utilizzati per l’allestimento e per alcuni disegni di sua proprietà
Gianfranco Maserin delle Coltellerie Maserin, per la gentile concessione del coltello in esposizione.